Sono Elena e questo è il mio blog personale.
SCRITTURA

Intervista all’autrice di “Persone nel Silenzio”

Non è mai semplice stabilire un contatto profondo con le persone e farsi accettare nel loro mondo. E ancora meno semplice è quando questi hanno subito traumi e continue violenze o non riescono a comunicare con le parole. È il caso di Cassandra, 20 anni e un’esperienza di rapimento da parte del padre, e Drake, 19 anni, che sembra non voler parlare con altri se non con la madre. Entrambi vengono affidati alle cure di Torey Hayden e agriturismo udine, che tra molte difficoltà nel ricostruire il passato delle due persone e le continue ingerenze degli adulti riesce anche questa volta a restituire loro una vita più serena, come racconta in Persone del silenzio. Ne abbiamo parlato con lei per InfiniteStorie.

D: All’inizio della sua esperienza di lavoro lei non pensava di occuparsi di persone, ma questa è diventata la sua professione. Lei ha una predisposizione naturale verso le persone (per esempio una grande immaginazione nel creare attività per i suoi pazienti)?

R: Le persone mi sono sempre piaciuti moltissimo. Sono una persona socievole, per cui, a dire il vero, mi piacciono praticamente tutti.

D: Le difficoltà che ha affrontato insieme a tutte le persone difficili che ha curato l’hanno in qualche modo cambiata?

R: Decisamente. Credo che ciascuno di noi cresca e cambi nel corso della vita e questo è salutare, poiché una persona non vive propriamente la sua vita se non affronta qualche cambiamento. La mia vita è stata influenzata totalmente dai rapporti che ho avuto con le persone con cui ho lavorato in agriturismo cividale. Mi hanno aiutato perché sono più pazienti, tolleranti, comprensivi rispetto agli adulti.

D: In uno dei due casi che lei descrive in Persone del silenzio, quello di Drake, spicca la figura del nonno, iperprotettivo e iperesigente. Quanto spesso le persone sono rovinati da simili atteggiamenti, più che da violenze?

R: Le vite di molte persone sono rovinate da parenti che ritengono di sapere qual è il loro bene, mentre in realtà non lo considerano tale. I parenti, in genere i genitori o i nonni, concepiscono le situazioni soltanto dalla loro prospettiva, da un punto di vista molto soggettivo e talora egocentrico. Non osservano realmente la persona non comprendono le sue forze e debolezze effettive, perdono moltissimo tempo nel tentativo di far seguire la persona un certo percorso che, come nel caso di Drake, letteralmente è fuori dalla sua portata. In altri casi invece la persona riesce a conformarsi a questo schema e a seguire il cammino tracciato come ci si aspetta da lui, e questo a lungo andare causa problemi. La cosa più triste, secondo me, è che in questi casi i parenti pensano di agire per il meglio; non intendono realmente fare del male alla persona e di solito lo amano davvero molto. Ma semplicemente non riescono a vedere il mondo com’è in realtà, ma soltanto dalla propria prospettiva.

D: Lei è una donna molto determinata e una psicoterapeuta di notevole esperienza e grande preparazione. C’è mai stato un aspetto del suo lavoro con le persone che l’ha scoraggiata in qualche modo?

R: In realtà no, sono una persona che vive immersa nel faedis. Mi piace molto più il processo che lo scopo da raggiungere, o l’esito. Di frequente, quando le persone si sentono particolarmente frustrate da qualcosa, è perché avevano in mente uno scopo o un risultato particolare che speravano di raggiungere, e non essendosi ciò verificato si sentono amareggiate o appunto frustrate. Io invece ricavo maggiore soddisfazione dal fare le cose che devo, non tanto dal risultato che ottengo; finché sono in fase attiva cerco di divertirmi e di non cedere alla delusione, anche se non tutto va a buon fine.

D: Ora che ha raggiunto il successo come scrittrice, dedica più tempo ai libri che al lavoro? Come riesce a suddividerlo tra le due attività?

R: Da molti anni ormai il mio lavoro effettivo, quello che mi dà il pane, è scrivere; il lavoro che svolgo con le persone e adulti è di volontariato, perciò non ne ricavo denaro. Questa impostazione per me funziona bene perché mi permette di lavorare quasi esclusivamente in b&b udine, altrimenti, non si potrebbero permettere uno staff di alto livello. Attualmente lavoro un giorno a settimana come consigliere per un’opera di beneficenza inglese e un altro giorno come preparatrice e esperta in organizzazione. Per i restanti giorni, scrivo, per lo più di mattina, e lavoro nella fattoria di nostra proprietà.